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Preamplificatore Phono ICS PH1 Signature Cominciamo col dire che l'esemplare che ho tra le mani di questo oggetto straordinario (perché non riesco a definirlo meno di così, e m'accorgo che per quanto vorrei essere parco d'iperboli, in questo caso sento di non averne abbastanza) è un prototipo finale. E' identico, mi assicurano (e poi lo abbiamo fotografato ben bene all'interno, mica si scappa!) all'esemplare che già al momento in cui leggerete questa preview con dense note d'ascolto, sarà regolarmente in commercio, manca solo di alcuni particolari come le serigrafie sul pannello posteriore, ed ha ancora talune reminescenze artigianali di progetto (ad esempio il trasformatore per la ricarica delle batterie), ma sono io che l'ho voluto subito. L'ho ascoltato un paio d'ore, quasi per caso, ed è stato subito furibondo amore. Per chi non lo conoscesse, Lino Castiglia, in quel di Cuneo, è uno dei più valenti progettisti audio italiani (e non solo), poco noto alle cronache per via del carattere schivo e dell'intransigenza tecnica, che certo non lo rendono personaggio da facili successi commerciali, è uno di quei rari personaggi che mettono le mani su pochi oggetti, ma quelli su cui le mettono diventano immediatamente oro. Il nostro ha deciso che i pre-phono che c'erano in commercio non erano pertinenti alla sua idea di buon suono analogico, e dunque s'è messo all'opera con un "progettino" che doveva dirla lunga su come la pensava lui sull'argomento. E' finito che l'oggetto non solo la dice lunga e larga, ma picchia botte da orbi su una possibile concorrenza (che però al momento mi sfugge). Prodotto in due versioni, la normale PH1 alimentata dalla corrente di rete, e la PH1 Signature, oggetto di questa chiacchierata, alimentata a batterie ricaricabili, il PH1 è un pre-phono MM e MC (con grazie a Dio due ingressi separati, gioia immensa per chi come me possiede più d'un giradischi) il PH1 Signature è un pre phono grosso quanto un finale di potenza e che quanto un finale di potenza serio pesa. E dentro non ci sono pallini di piombo, ma componentistica raffinatissima e iper-selezionata in una realizzazione che ricorda certamente più gli oggetti di maggior prestigio dei più prestigiosi (e costosi) costruttori nipponici o svizzeri, che non la pur esasperata esoterìa anglo-sassone. La realizzazione è interamente dual-mono e prevede ben quattro stadi di alimentazione intemi separati. Dispone di controllo di carica e stato delle batterie automatico, le batterie hanno una durata prevista di dieci anni, sono garantite per cinque, e in condizioni di carica completa. consentono al PH1 di funzionare, in assenza dei disturbi e delle fluttuazioni della rete elettrica, fornendo un'alimentazione assolutamente stabile e di adeguata potenza ai circuiti, perdieci ore. Finita la seduta di ascolto, basta reinserire la spina nella presa di rete, e si ricaricano. ![]() Ma al di là degli aspetti tecnici (fondamentali ma che avremo tempo di esaminare con maggiore attenzione e con un numero di dati più congruo a nostra disposizione, magari sulle pagine della sorella maggiore Fedeltà del Suono) quel che per ciascuno di noi, oso credere, più conta, è il comportamento musicale di questo componente, cosi fondamentale per il godimento dei nostri magnifici vinili. Ebbene, da come ho esordito, avrete senz'altro capito che sono in pieno raptus da entusiasmo "oltremodo" per questo preamplificatore Riia. Semplicemente suona come non avevo sin'ora ascoltato suonare alcun preamplificatore phono, interno o esterno che fosse, comunque sia alimentato. L'ho detto, l'ho sentito un paio d'ore, nell'impianto di un comune amico, e l'ho voluto qui, perché seppure conoscessi bene quell'impianto e mi ritenessi perfettamente in grado di discernere quale fosse l'apporto dell'lCS (in quell'impianto c'era anche un convertitore D/A della stessa ICS, altro oggetto di cui varrà la pena di parlare seriamente, ma ovviamente non è questa la sede) non potevo onestamente credere a tanta grazia, o almeno doveva essere comprovata nel mio impianto, con le mie testine. Comprovato? Comprovato. Sapete, dopo venticinque anni di questa stramba professione, per quanto li apprezzi, sono sempre più felice quando gli oggetti escono di casa mia di quanto lo sia quando vi entrano. Purtroppo gli anni dei grandi entusiasmi e delle continue sorprese sono per me passati. Il mio lavoro mi piace, e sennò mi sarei dato da tempo a qualcosa di più tranquillo, redditizio e meno faticoso, ma insomma di folgorazioni sulla via di Damasco, tali da farmi desiderare di prolungare l'ingombro nel mio salone, ce ne sono sempre di meno. Mi godo il mio impianto fatto di improbabili (o probabilissime) interazioni tra giovani scout e vecchie in scalfibili querce e se mi avanzano (caso improbabile) un centinaio di Euro, me li spendo in dischi. Ebbene quando ho dovuto riportare l'ICS in redazione m'ha (leggermente, ma l'ha fatto) sanguinato il cuore. Eh si, perché sapevo che i miei adorati LP a questo livello non li avrei risentiti per molto tempo, credo molto davvero. Come detto l'ICS PH1 Signature accetta sia testine a magnete mobile e assimilate che testine a bobina mobile. Dispone naturalmente della possibilità di variare il carico e adattarlo sostanzialmente a qualsiasi testina, ed ha guadagno (MC) sufficiente per elevare a dovere la tensione della succitata qualsiasi testina. La sezione MC è peraltro perfettamente all'altezza della sezione MM (cosa anche questa piuttosto rara). Se proprio si vuole esagerare in raffinatezza e in presenza di fonorivelatori MC particolarmente preziosi, si può collegare uno step-up (trasformatore) tra testina e pre phono MM, ma come ho detto, solo se si vuole davvero esagerare. D'altra parte il PH1 Signature fa quel che deve fare in maniera talmente ammirevole, che io avrei paura a interporre tra lui e il pick-up qualsiasi altra cosa (poi l'ho fatto, con uno splendido AT 3000 della Audio Technica, ahimè sempre più introvabile, risultato splendido, ma insomma, potevo e volevo esagerare). Volete la velocità? Ecco la velocità. Volete la dinamica? C'è n'è quanta se ne possa desiderare, e anche di più di quello che è lecito immaginare. Volete la silenziosità? Alzate il volume del vostro preamplificatore o del vostro integrato al massimo, se sentite soffio o qualsiasi altro rumore, scollegate il PH1: capirete che il soffio o qualsiasi altro rumore sono quelli, tali e quali, del vostro preamplificatore o del vostro integrato. Il PH1 dispone di una musicalità che a mio modesto giudizio non ha pari. Non pretendo di aver ascoltato tutto, ma quasi tutto si, e in questo quasi tutto non c'è un pre-phono tanto limpido, cristallino, preciso, e insieme incredibilmente piacevole, per nulla clinico o idio-sincratico come questo ICS. ![]() E non c'è testina che non lo ami alla follia: io l'ho provato con la Madrigal Camegie One, con la Monster Alpha 1, con la Cleraudio Victory Gold, con PAudiotechnica AT 155, con la Denon DL 103, con l'ADC XLM, con la Supex 900... Ne ho montate e smontate tante che ho ancora sui polpastrelli le righe delle vitine (dannate vitine) di fissaggio che m'ostino assai poco professionalmente a tenere ferme con le dita, mentre le serro. Di ognuna l'ICS mi ha raccontato cose che non sapevo, particolari reconditi che non credevo possedessero, virtù (tante) e difetti (pochi) che non avevo mai notato. Di ogni disco posto sul piatto dei miei giradischi ho conosciuto finalmente l'anima più segreta, quasi inconfessabile. Ho riconosciuto tocchi d'artista che non avevo mai sospettato in produzioni insospettabili-. Beh, non mi fate fare il monologo di Biade Runner. Quanto costa? Meno di 5000 EU. Tanti? Non direi, provate a dare un occhio ai prezzi dei pre-phono (intendiamoci, io sono uno che lavora, e so perfettamente che 5000 EU sono tanti, ma dobbiamo pur sempre fare i conti con il mondo che ci circonda e il mondo che ci circonda al momento è quello dei pre-phono) che possono pretendere di competere (ma in realtà non possono) con l'ICS, finirà che reputerete che costa poco. Queste poche pagine, credetemi sulla parola se potete, mi sono costate molta fatica, perché in realtà l'unica cosa seria che avrei potuto (e forse dovuto) dire sarebbe stata: cribbio, non credo alle mie orecchie! |